Uno sguardo al futuro: la cultura Pop(up!)

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La società si evolve in fretta e anche l’idea di “epoca selfie-dominated” sembra ormai obsoleta. Attraverso il Trend Thinking, la metodologia utilizzata da Question Mark per analizzare i trend e  i consumer behaviors, sono emerse delle informazioni importanti su vari fattori sociali: aspettative, i bisogni e elementi-pilota del cambiamento connessi al crescente successo di Instagram, un social network che va oltre gli schermi dei dispositivi coinvolgendo degli influencer in carne e ossa.

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Il trend dell’Insta-Real

Andrew Przybylski è stato il primo a parlare di “FOMO” (fear-of-missing-out), la paura di rimanere tagliati fuori dal mondo. Si tratta dell’ossessione, sempre più diffusa, di osservare la vita degli altri che può diventare una vera e propria dipendenza, a causa dell’uso smodato dei social media.

Nell’ultimo anno, tuttavia, ha preso piede una nuova tendenza, chiamata “self-indulgence”, in cui il digitale diventa più rilassato e non ha paura di insinuarsi nella vita reale influenzando la visual experience. I bisogni rimangono gli stessi, vivere e condividere, ma ora rimescolano i due mondi continuamente, sino a sfumarne i confini. Sulla scia di questo trend, in molte grandi città del mondo hanno cominciato a diffondersi gli spazi Insta-friendly, progettati per essere condivisi attraverso i post di Instagram. Ispirati all’opera tridimensionale, immersiva e interattiva di Yayoi Kusama e al successo immediato delle sue mostre, questi spazi “fatti per Instagram” riflettono la cultura dominata oggi e gran parte del loro successo può essere attribuita ai selfie Fear-of-Missing-Out (FOMO). Colori, sogni, sentimenti, uova, caramelle, vino di rose e persino gnocchi sono stati alcuni dei temi insoliti delle mostre temporanee estive, dei veri e propri musei pop-up.

L’”instagrammabilità” sta spingendo i musei tradizionali a ripensare la loro immagine e le scelte da adottare. La partecipazione dei visitatori ha un ruolo sempre più importante e non riguarda soltanto le gallerie d’arte ma anche quelle fotografiche. Anche i brand stanno cercando di integrare l’esperienza online con quella offline per coinvolgere i clienti. Per questo, molte aziende di fama mondiale stanno investendo sempre di più in installazioni o spazi esteticamente gradevoli, trasformando i negozi in scenari perfetti per post “simpatici” su Instagram. Il marchio di occhiali da sole della Corea del Sud, Gentle Monster, è stato uno dei primi a incorporare installazioni artistiche nei loro negozi, mentre il marchio di bellezza americano Winky Lux ha recentemente aperto un negozio pop-up di sei mesi a New York, dove i clienti possono esplorare sette stanze insta-friendly, ciascuna dedicato a uno dei loro nuovi prodotti.

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Negozi Pop-up tra effimero e inaspettato

I negozi pop-up sono diventati delle vere sfilate di moda, eventi entusiasmanti e progettati per sfruttare la naturale attrazione umana nei confronti della novità.
Il termine “pop-up store” è apparso nei primi anni 2000 per descrivere dei piccoli negozi provvisori dedicati alla vendita di prodotti stagionali. Al giorno d’oggi, con la vendita al dettaglio, il successo dei giganti dell’e-commerce e l’impegno sui social media, i negozi di breve durata sono visti dai marchi come un modo per ottenere dei risultati in termini di pubbliche relazioni costruendo riconoscimenti di marca e attirando nuovi clienti.

A differenza dei negozi permanenti, i pop-up trasmettono le idee di effimero e di esclusività di massa, consentendo ai clienti di interagire e impegnarsi più intensamente dando loro la sensazione di avere un’esperienza distinta e limitata nel tempo che nessun’altra persona può avere. L’imprevedibilità è un altro elemento importante che rende così popolare questo tipo di negozio. Ne è un esempio la campagna “Go With the Fake” di Diesel, che ha creato una finta collezione di vestiti imitazione chiamata Deisel (volutamente sbagliata) che è stata venduta all’angolo tra Broadway e Canal Street, un’area di New York nota per i negozi knock-off.

Per alcuni marchi, i pop-up store di oggi servono non solo per coinvolgere meglio i clienti, ma sono anche ideali per testare e convalidare nuovi concetti o idee, mentre altri lo usano per valutare nuovi mercati, studiare il comportamento dei consumatori e raccogliere dati utilizzabili per informare il marketing strategie e decisioni aziendali. Altri settori, come l’industria musicale e i musei, stanno anche investendo in pop-up per creare esperienze uniche in cui gli appassionati e i visitatori possono interagire e acquistare gli ultimi prodotti. Una grande opportunità di marketing.